Diario di bordo

La crociata dei bambini

Martedì 3 gennaio 2023

Appena quattro ore prima, il presidente italiano Mattarella – unico tra i leader del mondo – invitava a sostenere i ragazzi russi che si oppongono alla guerra.
Erano gli ultimi scampoli del 2022, e un migliaio di ragazzi russi coscritti erano stati ammassati in una enorme scuola tecnica a Makiivka, nella regione del Donetsk, a festeggiare il Capodanno in attesa di essere mandati al fronte, probabilmente a morire.
In troppi hanno telefonato a casa perché il grande orecchio dei missili americani Himars non si accorgesse di loro. 25 ordigni sono partiti a colpo sicuro da 80 km di distanza ed hanno – letteralmente - raso al suolo la scuola trasformata in caserma.
Kiev parla di 400 morti, Mosca di 63.

Il devastante attacco ucraino, tra le tante altre cose, insegna anche qualcosa di spaventoso su questa guerra: i ragazzi russi costretti ad indossare la divisa e ad essere carne da macello alla mercè di grenerali incompetenti e codardi, sono oggi le persone meno libere di tutta Europa. Sono meno liberi dei loro coetanei iraniani, per esempio, che si sono già ribellati.
Molto meno liberi dei loro coetanei ucraini, che appaiono più motivati.

Forse l’ultimo momento in cui i ragazzi russi, trasformati in soldati e marinai dallo zar, furono liberi, fu più di cent’anni fa, quando formarono i “soviet” per non essere mandati a morire.
Ma durarono poco, come la storia insegna…

Chissà cosa faranno i ragazzi russi. Hanno altre possibilità, se non quella di ribellarsi alla loro condizione? Leggo che in un’importate trasmissione televisiva russa, un autorevole commentatore, parlando a caldo dopo il disastro di Makiivka,li ha spronati: “ La vita è sopravvalutata… bisogna essere pronti alla morte”.

Questo mi ha ricordato una storia di tanti anni fa, la famosa guerra dimenticata tra l’Iran di Khomeini e l’Iraq di Saddam Hussein, a quell’epoca super armato dagli americani.
Scoppiò nel 1980, andò avanti per anni e fece un milione di morti, prima di finire con i confini dell’antebellum. In quella guerra, Saddam ricoprì di mine le zone di confine per impedire l’avanzata degli iraniani; i quali risposero mandando al fronte decine di migliaia di bambini che avevano il compito di immolarsi correndo in fitta schiera su quei prati. I bambini sapevano che sarebbero morti, ed erano contenti di farlo, tanto erano stati una lacrima per loro: “Li riabbracceremo in paradiso”.

Chissà se i ragazzi russi, con le loro nuove divise, andranno anche loro in paradiso.

Le guerre e i bambini

Libri per approfondire

Mattatoio n. 5

Di Kurt Vonnegut | Feltrinelli, 2014

La prima guerra del football e altre guerre di poveri

Di Ryszard Kapuscinski | Feltrinelli, 2014

Congo

Di David Van Reybrouck | Feltrinelli, 2016

Memorie di un soldato bambino

Di Ishmael Beah | BEAT, 2010

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